martedì 23 novembre 2010

Rolling Stones - El Mocambo March 5th, 1977






Something happened to me yesterday.
Qualcosa della quale non posso parlare apertamente. Sembra quasi un sogno pazzo. Credo di aver visto i Rolling Stones suonare alla grande in un piccolo club di fronte a 300 persone, ma non ne sono così sicuro. Non cambiate idea, spesso ci sono incongruenze nella realtà. Nessuno ci avrebbe scommesso un penny, mai. Ma c’è un metodo nella loro pazzia. Ecco perché la chiamano la più grande Rock’n Roll Band del mondo! L’idea era piuttosto semplice. Gli Stones volevano pubblicare un album live e avevano già pronte numerose canzoni registrate durante il tour americano del ’75 e della parte europea del ’76. Ma volevano qualcosa in più, di particolare.
Keith Richards ha più volte fatto notare “Tutti gli album live sono uguali” “Contengono differenti versioni di quanto registrato in studio e già su album. Abbiamo voluto aggiungere qualcosa di particolare: nuove canzoni accanto a vecchie canzoni. In questo modo i fans possono godersi qualcosa di speciale”. Quindi decisero di prenotare un paio di serate in un piccolo club di Toronto. Solo i Rolling Stones sarebbero stati in grado di passare dai 200 mila di Knewborth (Agosto ’76) ai 300 di El Mocambo (Marzo ’77) con disarmante facilità: questa è versatilità, questa è longevità, questo è ciò che chiamano Rock’n Roll!
I concerti vennero tenuti nel mistero per evitare panico e casini. La stazione radiofonica CHUM di Toronto lo definì un party. Aggiungendo mistero a mistero bandì un concorso per avere i biglietti del party chiedendo agli ascoltatori di scrivere in 25 parole WHY I WANT TO PARTY WITH THE STONES. Nonostante questo certezze che i concerti si sarebbero tenuti non ce n’erano.
I ragazzi del Jean Machine locale erano parecchio eccitati e disperatamente in cerca dei tickets di ingresso. Un poster a colori degli Stones venne affisso dietro il registratore di cassa anche se uno degli addetti alla vendita disse che “Mick Jagger non si sarebbe neanche presentato” “Giusto qualche roadies ma niente più …”. In un negozio di un hotel un impiegato inviò la sua richiesta di ammissione, sebbene non avesse mai visto un concerto degli Stones, scrivendo “If I can’t party with the Stones then my Cherry Oh Baby will make me a Fool to Cry ‘cos I can’t give her any Hot Stuff”. Altre richieste fecero ridere Keith Richards e Ron Wood: di seguito alcune premiate poi con un ticket d’ingresso. Il Jimmy Page Award for Rock’n Roll Knowledge andò a tale Nick Mozzetti che scrisse: “Mi piacerebbe andare ad un party con i Rolling Stones perchè ho sempre amato la loro musica, specialmente Stairway To Heaven”. Mary Jane Stockton vinse il British Rail Award avendo scritto: “I credo veramente che Mick Jagger sia Dio e – lascio in inglese – this would certainly beat fondling his pictures in the privacy of my apartment in the incinerator closet” . Da menzionare per l’intelligenza cosmica quanto scritto da Julie Quait “Il desiderio di esserci a questo party è superato solo dal fatto di quanto desideri essere famosa, multi miliardaria e regina del sistema solare. Se offrire il mio corpo può essere di aiuto lo farei eccetto per quelle parti che ho già offerto ad altri”.
Il Memo From Turner Award andò a M.J. Polack per aver scritto “Io sono il vero Mick Jagger e vorrei incontrare il figlio di puttana che sostiene di essere me”. Il Nigel Dempster Pen and Paper Award andò a Arlene Zock che scrisse: “Ho 23 anni e mi piacerebbe assistere ad un concerto dei Rolling Stones per vedere se Mick Jaguar è effettivamente tutto ciò che si crede di essere”.
Ma la lettera più particolare arrivò da un fan che scrisse a radio CHUM nel lontano ottobre del ’64 quando la radio stessa si rifiutò di trasmettere gli Stones in quanto in disaccordo con il loro modo di essere. Nel ’64 la radio ammise di non apprezzare gli Stones che sostenevano di non essersi mai lavati. Sebbene fossero passati 13 anni gli Stones dovevano ancora affrontare i soliti, vecchi pregiudizi. Per vivere ai confini della legge, devi essere onesto. Gli Stones mostrarono “some sympathy and some taste” ovunque andassero ma non sempre ciò fu sufficiente. Gli ispettori doganali fermarono Anita Pallemberg al suo arrivo a Toronto con Keith Richards perché le trovarono dell’hashish nella borsetta e una pastiglia blu che venne sottoposta a esami di laboratorio; non contenti i Royal Police Mounted visitarono la camera d’albergo di Keith alcuni giorni dopo e ne seguì un arresto per possesso e traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Manco a dirlo i media si scatenarono in bassezze e notizie false e le TV locali si lasciarono scappare in quale hotel la band alloggiasse in città. La lobby dell’hotel si popolò velocemente di groupies, fans e semplici curiosi.

Un DJ di una radio italiana chiese il permesso di utilizzare Sister Morphine da Sticky Fingers come colonna sonora di un cortometraggio da lui prodotto.
The beat goes on. Giusto il tempo che le notizie arrivassero in Gran Bretagna ed erano piene di inesattezze e storture. Quanto venne veramente imputato a Keith rimase un mistero anche se voci sostenevano che si trattasse di un divieto di suonare negli Stati Uniti così come di prigione a vita. Alla domanda su quando si sarebbe tenuto il prossimo tour, Brian Southall della EMI, la compagnia discografica che aveva appena “acquistato” gli Stones, rispose senza esitazione “prima dovranno trovare un nuovo chitarrista”. Ditelo a Keith Richards …

“said the joint was rockin’
goin’ round and round
yeah reelin’ and rockin’
what a crazy sound
and they really stop rockin’
till the moon went down”


Provarono in un piccolo garage nei pressi di una stazione di servizio aperta 24 ore. Il cibo venne preparato da un piccolo caffè lungo la strada, hamburgers senza sapore e sandwiches al formaggio e prosciutto. Vere schifezze.
Anche durante le prove l’atmosfera era eccitante in quanto gli Stones si cimentarono in canzoni mai eseguite prima dal vivo, Dance Little Sister, Memory Motel, Crazy Mama o non suonate più da tanto tempo, Route 66, Around and Around, Little Red Rooster, Everybody Needs Somebody to Love, e canzoni che non avevano ancora registrato, Crackin’Up, Worried ‘Bout You.
Nel corso della settimana gli impiegati arrivavano per la loro giornata di lavoro con curiosi rumori provenienti dallo Studio One. “Cosa sta succedendo lì dentro?” chiese un signore, scioccato dal fatto di vedere gente che lavorava anche di notte. Gli venne risposto che c’era una band, i Cockroaches, che stava provando “Ah, i Cockroaches …” rispose come se ne avesse tutta la discografia. L’ultima prova terminò alle 08:00 di venerdì mattina, lasciando ai tre roadies più l’incommensurabile Ian Stewart, solo 6 ore per smontare e trasportare l’attrezzatura a El Mocambo. Chuck (scritto Chooch nell’articolo) McGee, mainman di Ron Wood, prese la scusa della lontananza da casa, l’Inghilterra, e salutò il gruppo….

La sera il piccolo club era davvero stipato di euforici ascoltatori di CHUM che ancora pensavano di andare ad un party ed invece si sarebbero trovati ad un’autentica celebrazione di Rock’n Roll. Tutto si svolse tranquillamente grazie anche al ferreo servizio d’ordine. El Mocambo è piccolo e stretto, un po’ come il Dingwalls, con il palco al centro. Il piccolo palco è alto come Ollie Brown costringendo così il percussionista a suonare scomodamente piegato; un vero e proprio backstage non esiste e il bar sottoscala servì come spogliatoio e tuning room.
La data in un club è un normale progredire nella gloriosa evoluzione degli Stones: dopo aver conquistato le arene con il palco apribile a petali, luci strobo e triple delay sound system, un passo indietro sembrava una logica conseguenza.
L’atmosfera fu incredibile sin dall’inizio. Jagger indossava un giubbotto di jeans sopra un t-shirt con pin della band e comodi pantaloni, niente a che vedere con i vari pigiama bisex alla YSL; Charlie Watts jeans sdruciti e maglietta; Bill Wyman una felpa del tour europeo, Ron Wood una t-shirt de El Mocambo e Keith Richards un berretto rosso e … una bottiglia di Jack Daniels.
Stampati sui pass “Cockroaches” e “Tentative” anche se questa club date è reale!
All’attacco di Route 66 il pubblico è già in piedi su tavolini e sedie, le ragazze in prima fila come ai tempi del Crawdaddy. Puro delirio, fra bottiglie di birra rovesciate, urla e pianti di gioia e il pavimento che trema all’unisono con la ritmica di Keith Richards …



Il pubblico urlava di tutto alla band cose come “Paint It Black You devil”, a più provocanti “Mick, Mick Mick”, a più rassicuranti “ Keef don’t worry about the bust …” o rivolti ancora a Mick “Take Your clothes off!” Un vero party.
Una canzone nuova, Crackin’ Up, un riff reggae contagioso, con Wood e Richards sugli scudi e Jagger che pigramente canta “What’s wrong with You, You’re crackin’up”. Un’altra canzone delle sessions di Balck & Blue, mai registrata, Worried ‘Bout You, si sviluppa al piano di Jagger fino a raggiungere momenti maestosi. “Did You come by the bus?” chiede Jagger alla sempre più calda audience. Dance Little Sister esplode in tutta la sua potenza, fantastico numero da palco, con Richards in uno dei “suoi” momenti. Diventerà un classico dal vivo …





Il senso di realtà è ormai completamente svanito nel club. La fantasia è troppo bella per essere vera. La band continua con versioni veramente rough, impressionanti e continue scambi di battute con il pubblico come la presentazione della band con Mick al microfono “Charlie is real a jazz drummer. He’s doing it just for the money. Bill like to take pictures of lady’s legs. Ronnie Wood is gay. Keith of course is completely straight.” E Keith irrompe “And ol’ bum’s rush Jagger here” Quindi attaccano Melody e Crazy Mama con Jagger alla chitarra elettrica come sull’album, una versione sloppy di Luxury, una squisita Little Red Rooster e l’esplosiva Around and Around fra le altre ben più conosciute. Potevi tranquillamente dire che the joint was rockin’.

“Yeah twelve o’clock
The place was packed
Front doors were locked
Yeah the place was packed
When the police knocked
Those doors flew back
But They kept on rockin’
Goin’’ round and round”

L’uscita dal club appena aperte le porte fu se possible ancor più caotica. Centinaia di fans, fuori dal club, cantavano “We want to see the Stones” mentre la band saliva nel retro di una station wagon.



Lo show del venerdì fu strepitoso ma per quello del sabato beh mancano le parole!
Basta dire che è stato il più bel concerto al quale abbia assistito, sensazione condivisa con ognuno presente a El Mocambo quella sera. Anche la band sorrideva quella sera. Dopo tutto, era un party …
Sin da Honky Tonk Women gli Stones attaccarono lo show come se fossero pronti a uccidere! Parecchi fans rimasero colpiti dalla potenza dei riff di Keith Richards: stasera lo Human Riff stava girando a quattro cilindri e guidando la band a pieni giri con Ron Wood, al suo fianco, in quarta marcia. Il riposo aveva ricaricato le batterie, Richards e Wood si scambiavano ritmici codici morse di potenza brutale che entravano dritto nel cervello. Il pubblico stasera è seduto fino a quando Jagger non lo invita ad alzarsi e ballare. All Down The Line testimonia quanto Wood sia cresciuto dal debutto del ’75, riempiendo magistralmente gli spazi creati dalla ritmica di Richards. Il livello di energia è altissimo, Richards si piega sulle ginocchia, sigaretta fra le labbra, occhi socchiusi e capelli stile appena-sceso-dal-letto. Jagger indossa una tuta bianca sportiva e comanda il palco con autorità carica di adrenalina. La setlist attaccata agli ampli viene brutalizzata questa sera. La sporcizia sonora di ieri sera è sparita ma la chiarezza di stasera ha comunque un retrogusto raunchy. Durante Hand Of Fate Wood riproduce esattamente i soli di Harvey Mandel e Jagger continua a stuzzicare la stampa invitata “Vi state godendo i vostri drinks? Lo stiamo facendo principalmente per voi, stasera” aggiunge con sarcasmo. Attaccano Hot Stuff e poi Crazy Mama con tre chitarre in fiamme. Jagger suona molto simile a Richards, tutto molto improntato sul ritmo. Jagger e Richards sembrano due ragazzini a scuola che sognano di suonare in una Rock’n Roll band. I’m a Man vede Richards affiancarsi a Wood nell’atmosfera fumosa a scambiarsi rasoiate elettriche mentre Jagger gigioneggia con Preston che risponde alla sua maniera. Va sempre meglio, goin’ round and ‘round. Quando aggrediscono Around and Around il club impazzisce, tutti in piedi scatenati. Letteralmente devi ballare e durante Starfucker Richards manda Chuck Berry nell’oblio.



Adesso i fans stavano facendo veramente tremare il palco. “Se avessimo suonato ancora un paio di sere sarebbe andata ancora meglio” disse Richards mentre Jagger non si sbilanciò oltre un “E’ stato molto divertente”. Energia trasuda energia e il solo El Mocambo questa sera potrebbe infiammare tutta Toronto downtown. It’s Only Rock’n Roll, suonata a la Faces, prepara il pubblico al pirotecnico finale: Rip This Joint è più veloce del suono stesso e godersi Brown Sugar in un piccolo club è esperienza da intenditori. Lo show termina trionfale con Jumpin’Jack Flash e Jagger che rovescia secchiate d’acqua su se stesso e sul pubblico, allagando praticamente il piccolo locale e tutti ne godono come pazzi. Eccitazione che prosegue ben oltre l’uscita della band, goin’ round and round till the moon went down. E che luna piena stanotte. Il giorno dopo il concerto è già storia così come El Mocambo entra negli annali. Potresti ancora avvertitrne l’eccitazione. Fortunatamente qualcuno l’ha registrato.

Setlist delle due serate

4th March: Toronto, Canada, El Mocambo Tavern, incl.
Route 66/Honky Tonk Women/Hand Of Fate/Fool To Cry/Crazy Mama/Crackin’ Up/Around And Around/Melody/Star Star/Worried About You/ Let’s Spend The Night Together/Band introduction/Little Red Rooster/Luxury/ Brown Sugar/Jumping Jack Flash
Note: Soundboard recording was made by Eddie Kramer. Some songs are unverified.

5th March: Toronto, Canada, El Mocambo Tavern
Honky Tonk Women/All Down The Line/Hand Of Fate/Route 66/Fool To Cry/Crazy Mama/Mannish Boy/Crackin’ Up/Dance Little Sister/Around And Around/Tumbling Dice/Happy/Hot Stuff/Star Star/Worried About You/Let’s Spend The Night Together/Worried Life Blues/It’s Only Rock’n Roll/Rip This Joint/Band introduction/Little Red Rooster/Luxury/Brown Sugar/Jumping Jack Flash
Note: Soundboard recording was made by Eddie Kramer. Some songs are unverified.

venerdì 21 maggio 2010

Ourgreatescape







www.ourgreatescapeblog.com/blog.html

Gran bel giretto ...

The Outrider

martedì 18 maggio 2010

venerdì 14 maggio 2010

mercoledì 12 maggio 2010

W650 Street Tracker




da 8negro ...

lunedì 10 maggio 2010

W650 Scrambler Twins




Opera dell'amico Dario ... bellissime!

Il mio meccanico ...

giovedì 6 maggio 2010

venerdì 19 febbraio 2010

Kawasaki W2 TT


da Motociclismo d'Epoca una splendidamente restaurata, dall'amico Dario, W2 TT

martedì 16 febbraio 2010

giovedì 11 febbraio 2010

domenica 7 febbraio 2010

June 3, 1972 Vancouver Rolling Stones backstage


setlist:
Brown Sugar
Rocks Off
Gimmie Shelter
Bitch
Tumbling Dice
Happy
Honky Tonk Women
Loving Cup
Torn and Frayed
Sweet Virginia
You Can't Always Get What You Want
Ventilator Blues
Midnight Rambler
All Down the Line
Bye Bye Johnny
Rip This Joint
Jumpin' Jack Flash
Street Fighting Man

chitarre:
gibson les paul std 'burst (mick T)
dan armstrong lucite bass (bill)
gibson les paul custom 3 pu w/bigsby capo 2nd (keith)
fender telecaster '54 (keith)
gibson es-355 w/vibrola (keith? mick T?)
fender musicmaster(mick J? mick T?)
fender musicmaster bass (bill)
fender telecaster '53 capo 4th 5 corde (keith)
fender telecaster '67 5 o 6 corde ? (keith)
fender stratocaster 3 tone sunburst 5 corde (keith)

giochino: associare le chitarre alle canzoni

lunedì 1 febbraio 2010

domenica 31 gennaio 2010

Rolling Stones Guitars - Zemaitis Disc Front


Ron Wood, fin dai primi anni ’70, ha apprezzato le chitarre del liutaio Tony Zemaitis.
Fra i numerosi modelli posseduti, il più famoso è senz’altro la Disc Front soprannominata Stay With Me, vista e suonata già ai tempi dei Faces.
Fra le caratteristiche corpo e manico in mogano, 3 pickup humbucker Di Marzio, 6 controlli tono / volume, microswitch per l’active boost, 24 tasti.
Nel corso degli anni ne ha avute 4, forse addirittura 5: la prima gli venne rubata nel 1973, la seconda nel 1976, la terza nel 1979 …
Con i Rolling Stones la suona, viste le due ottave della tastiera, per le canzoni dove è previsto l’utilizzo dello slide: All Down The Line, You Got Me Rockin’, Rough Justice, No Expectations fra le altre.

giovedì 14 gennaio 2010

lunedì 11 gennaio 2010

Rolling Stones Guitars - Zemaitis Macabre


Con l'arrivo nel line up della band di Ron Wood, estimatore delle chitarre prodotte da Tony Zemaitis, anche Keith Richards, conquistato dalla pregevole fattura e dal suono superbo, decide di farsene costruire una molto particolare sia nell'estetica che per le caratteristiche sonore: è infatti a 5 corde ed è intarsiata, da Danny O'Brien, con motivi d'ispirazione piratesca! Corpo e manico in mogano, pickup humbucker Custom PAF Di Marzio, tastiera a due ottave, ponte in duraluminium, è la chitarra che accompagna Keith durante i tour del 1975 e del 1976 per la gran parte delle canzoni che prevedono accordatura in Open G. Viene rubata nel corso delle prime date del successivo tour USA del 1978 e da allora se ne sono perse le tracce. Un collezionista tedesco, possessore dell'altro unico esemplare prodotto da Zemaitis, gliela offre per essere suonata durante qualche data del tour del 1981 e viene quindi ospitato da Keith nel backstage durante i vari concerti. Il figlio di Zemaitis, nel 2005, ne riproduce in serie una copia: una di queste viene fatta avere a Richards che la utilizza per suonare Sway durante il A Bigger Bang Tour.

mercoledì 6 gennaio 2010

martedì 5 gennaio 2010

venerdì 1 gennaio 2010

2010


Auguri per un anno pieno di curve ...