giovedì 4 giugno 2009

Ciao Koko

La Regina del blues Koko Taylor si è spenta il 3 giugno, all'età di 80 anni, nella sua casa di Chicago per le complicazioni seguite ad un intervento chirurgico subito lo scorso maggio per curare un'emorragia gastrointestinale.
Nata Cora Walton da una famiglia di raccoglitori di cotone dei dintorni di Memphis, TN, il 28 settembre 1928, Koko, così soprannominata per il suo per il cioccolato, si innamorò della musica gospel in tenera età. Nel 1952 con il suo futuro marito, Robert "Pops" Taylor, partì alla volta di Chicago con “thirty-five cents and a box of Ritz Crackers.” Iniziarono a frequentare i clubs di musica blues e incoraggiata dal marito Koko incominciò a cantare con le migliori bands della città. Una sera del 1962 venne avvicinata da Willie Dixon, famoso compositore ed arrangiatore, che, estasiato dalle qualità vocali di Koko le aprì le porte della Chess Records, le fece firmare un contratto e le produsse singoli ed un paio di album prima di ottenere successo planetario con Wang Dang Doodle, nel 1965
Con la vendita della Chess Koko approdò alla Alligator Records nel 1975 per la quale incise I Got What It Takes. Nel corso di oltre 40 anni di carriera Koko ha raccolto tutti i più importanti riconoscimenti sia in termini di premi, dischi venduti ed apprezzamento da parte di altri artisti, distinguendosi fra le poche donne nell'ambito del mondo blues dominato dagli uomini.
Ha diviso il palco con artisti del calibro di Muddy Waters, Howlin’ Wolf, B.B. King, Junior Wells e Buddy Guy così come di rockstars quali Robert Plant e Jimmy Page.
Ha tenuto il suo ultimo concerto il 7 maggio poco prima di ammalarsi.
Ciao Koko.

mercoledì 3 giugno 2009

W650 Scrambler











Uno splendido prototipo proposto da mamma Kawasaki al salone di Tokyo del 2001




Soul On Bikes


Quando Sonny Barger formò gli Hell's Angels a Oakland, nel 1957, poche miglia più a est, in East 14th Street, un giovane motociclista afro-americano della Louisiana, Tobie Gene Levingston, ne seguì, affascinato, il progetto. I due si conoscevano e si rispettavano e più di una volta si incontrarono in sella alle loro Harley nel sobborgo di East Bay. Nel 1959 Tobie Gene diede vita ai Dragons, il primo gruppo organizzato di motociclisti di colore, un club unicamente maschile, con l'intento principale di tenere alla larga dai problemi i sempre più numerosi "brothers and friends". Il club crebbe d'importanza e annoverava fra gli iscritti personaggi dai soprannomi fantasiosi, MacArthur, Hooker, Joe Louis e Jonas - i due fratelli di Tobie Gene - Baby Joe, Sam e Cousin Rabbit. Tobie Gene fu il primo ed unico presidente dell'East Bay Dragons MC.
La storia completa è finalmente disponibile su libro, Soul On Bikes

Where "The Music Died"


Where “The Music Died”
Off State Road 20, north of Clear Lake, Iowa

Indicazioni: prendere la Interstate 35 verso Clear Lake quindi la Hwy 18 West verso la città. Girate intorno una strada indicata come S28 verso nord proveniendo dalla 18 (c’è una pompa di benzina sull’angolo a nordest dell’incrocio). Guidate 5 miglia e mezzo sulla S28 e girate a destra sulla 310th Street quindi svoltate subito in Gull Avenue. Dirigetevi verso nord sulla Gull per mezzo miglio e fermatevi in prossimità della 315th Street. Parcheggiate. Camminate in direzione ovest fino all’indicazione della 315th Street nel campo di grano. Proseguite sul lato nord verso ovest. 4 alberi, uno per ogni vittima, segnano il punto esatto dell’incidente.

“The Winter Dance Party Tour” venne pianificato per toccare 24 città nel corso di sole 3 settimane e Buddy Holly ne sarebbe stato la star principale. Waylon Jennings, un amico di Lubbock, Texas, e Tommy Allsup sarebbero stati musicisti di supporto. Ritchie Valens, probabilmente l’artista di maggior richiamo di quella stagione, The Big Bopper e Dion and The Belmonts completavano la lista dei musicisti. L’inverno era al volgere e il bus del tour ebbe dei problemi all’impianto di riscaldamento quando arrivarono al Surf Ballroom a Clear Lake il 3 Febbraio 1959. Erano stanchi ed infreddoliti. La situazione era così critica che Buddy Holly decise di affittare un aereo per sé e per gli altri musicisti. Venne contattata la Dwyer Flyng Service che chiese 36 dollari a passeggero per un monomotore Beechcraft Bonanza. All’ultimo istante Waylon Jennings cedette il suo posto a Big Bopper, che era malato. Quando Buddy Holly seppe che Jennings non sarebbe salito sull’aeroplano disse “Spero che il bus congeli” e Jennings di rimando “Spero che il tuo aereo cada”. Allsup e Valens si giocarono il posto in aereo e Valens vinse. L’aereo decollò all’una di notte e non riuscì ad allontanarsi più di tanto dall’aeroporto prima di precipitare. Tutti gli occupanti morirono sul colpo…

lunedì 1 giugno 2009

Charlie Watts, born June, 2nd 1941


"Charlie's good tonite, inee?" è la domanda rivolta da Mick Jagger al pubblico del MSG nel 1969. La risposta che ne ebbe fu un boato di approvazione. I fans dei Rolling Stones hanno sempre trovato qualcosa di amabile in quest'uomo dall'aspetto allo stesso tempo comico e sinistro. Forse proprio per il suo disinteresse nel reclamare un posto, che meriterebbe a pieno titolo, nello stardom del rock.
Il primo amore musicale era, e rimane, il jazz: la sua ambizione di teenager era quella di suonare con Charlie Parker al quale dedicò un libro illustrato per bambini, Ode to a High-Flying Bird e a dispetto di oltre quarant'anni spesi dietro la batteria di un gruppo rock, gli si riconosce una mentalità jazzistica. Watts non ha mai fatto sfoggio del virtuosismo tipico di alcuni suoi contemporanei - Keith Moon, Ginger Baker, Mitch Mitchell - optando per uno swingante ma solidissimo beat. Come disse egli stesso "I'm not a paradiddle man".
Se il suono dei Rolling Stones è facilmente riconoscibile lo si deve, più che alla coppia Jagger / Richards, alla coppia Richards / Watts, vero motore sonoro del quintetto inglese e artefice dei più efficaci incastri chitarra / batteria che da sempre lo contraddistinguono. Bill Wyman, l'altra metà del cielo ritmico degli Stones, ebbe a sottolineare che a differenza di tante altre rock bands, i Rolling Stones non seguivano il tempo dettato dal batterista ma quello del chitarrista ritmico, creando così una specie di ritardo della battuta sul rullante, mai metronomica, mai matematicamente perfetta ma sicuramente unica e caratterizzante.

Schivo, spesso silenzioso (famose le sue risposte a monosillabi), quasi lugubre, odia andare in tour e lo fa solamente per amore del suo essere musicista e per l'amicizia che lo lega a Mick Jagger ed a Keith Richards anche se una volta affermò "I love this band, but it doesn't mean everything to me. I don't really care if it stops". Domani compie 68 (!) anni. Auguri Charlie!

Norton Manx



La Norton Manx è sicuramente la più famosa e longeva motocicletta da corsa. La monocilindrica inglese sebbene non fosse sullo stesso piano delle rivali pluricilindriche italiane, ad esempio la Gilera 4 cilindri poteva contare su una potenza di 60 Cv, almeno 10 in più della Manx, doveva il segreto delle sue vittorie nell' equilibrio sopraffino che questa moto era capace di raggiungere. Piccola, leggera, si rivelò un mezzo facile da portare al limite grazie al telaio Featherbed (letteralmente: letto di piume), ideato dai fratelli McCandless e adottato nel 1951. Una soluzione che permise una guida particolarmente redditizia, soprattutto nei circuiti tortuosi.
Il motore, pur non avendo una potenza esagerata, venne sfruttato in modo ottimale dalla miglior ciclistica dell' epoca e da una massa contenuta entro i 140 chili.
Tutte qualità che consentirono alla Manx di superare la velocità di 215 km/h.
Non fidandosi della resistenza delle catene dell' epoca, e non essendo ancora disponibili le cinghie dentate per comandare le distribuzioni, i tecnici della Casa britannica optarono per un alberino a coppie coniche.

La Norton Manx, nelle versioni 500 e 350, venne portata al trionfo da piloti quali Geoff Duke, Mike Hailwood, Phil Read, Luigi Taveri, Jim Redman ...

Ron Wood, born June, 1st 1947



Ronnie ha sempre voluto essere uno Stone. E ha sempre saputo che lo sarebbe diventato.

In un certo senso ha un percorso professionale più interessante di ogni altro Rolling Stone. Se Jagger, Richards, Watts e Wyman sono sempre stati nella stessa band fin da ragazzi, Wood ha militato in altri gruppi di grande spessore prima di intraprendere la sua avventura con gli Stones: il suo CV pre-Stones annovera la band R&B The Birds, il Jeff Beck Group, i Creation ed i Faces. In più è stato il principale collaboratore di Rod Stewart nel corso della sua carriera solista parallela ai Faces: gli album di Stewart dal '69 al '74 - Gasoline Alley ed Every Picture Tells a Story su tutti - contengono alcune fra le migliori performance chitarristiche di Wood.

Quando incontrò Mick & Co. prima del famoso concerto di Hyde Park nel luglio del 1969 e gli venne chiesto quando si sarebbero rivisti rispose sicuro "Sooner than You think" ignaro però del fatto che Jagger, nell'urgenza di dover sostituire Brian Jones, chiamò il quartier generale dei Faces per ottenere disponibilità da Wood e si sentì rispondere da Ronnie Lane "He's happy where He is". Woody ne venne a conoscenza solo nei tardi anni '70 ... Entrando a far parte dei Rolling Stones più per amicizia e per la sua grande capacità comunicativa che per oggettiva convinzione sulle sue capacità musicali, Wood ha sostituito, più che Mick Taylor, proprio Brian Jones dimostrando grande abilità non solo con la chitarra ma con numerosi altri strumenti. All'interno della Greatest Rock'n Roll Band in the World non ha però avuto grandi riconoscimenti come songwriter nè come chitarrista al punto che Glyn Johns, ingegnere del suono degli album mid-seventies della band, disse "the man was an extraordinary musician and He's being completely wasted". Solo ultimamente il suo ruolo ha acquisito lo status che Wood merita, di musicista talentuoso e dotato, capace assieme a Keith Richards, di intessere finissime ed eleganti trame musicali. Oggi compie 62 anni. Auguri Ronnie!