giovedì 7 novembre 2013

Blues Fest 2013 - Ron Wood & His Band - Tribute to Jimmy Reed

Blues Fest 2013, Londra, Royal Albert Hall, 1 Nov. 2013 E’ una splendida ed affascinante Royal Albert Hall, praticamente esaurita in ogni ordine di posti, ad ospitare l’ultimo atto della Blues Fest 2013, Ron Wood & His Band, per il tributo ad uno degli artisti che più hanno contribuito all’affermarsi della musica blues negli anni ‘60, Jimmy Reed. La band, con Mick Taylor alla chitarra e in alcuni numeri Ben Waters al pianoforte, già schierata sul palco, accoglie l’anfitrione della serata, Ron Wood, giacca a pois bianco / blu e Gretsch White Falcon a tracolla, e si lancia in una travolgente Natural Born Lover seguita da un altrettanto impetuosa Let’s Get Together: è il blues che abbiamo imparato ad amare, quello sporco, sanguigno, puro. Si prosegue con due grandi classici, Baby What You Want Me to Do e Ain’t That Lovin’You Baby e si capisce che sarà una grande serata con Wood e Taylor sugli scudi, capaci di deliziosi scambi chitarristici, per rileggere con sorprendente fedeltà suoni e licks dell’artista tributato. Prima grande sorpresa l’entrata in scena di Bobby Womack, amico di lunga data di Wood: chitarra mancina e voce da vendere per Big Boss Man e Bright Lights Big City, sembra di essere in un juke joint e non nella tradizionale sala da concerti che conosciamo; l’atmosfera dapprima composta, quasi timida al cospetto dell’importanza della venue, si fa via via sempre più eccitante ed elettrizzante, fino a farsi quasi fumosa tanta è la passione che trasuda dal palco. Una toccante High and Lonesome, quindi Mr. Luck, Blue Carnegie e I’m That Man Down prima dell’arrivo sul palco di Mick Hucknall per Nowhere To Go, gran voce soul, proprio bravo il “rosso”. Un classico, I Ain’t Got You e Paul Weller, voce e chitarra per Shame Shame Shame, a fianco di Wood, che si prodiga anche all’armonica, e Taylor: stupendo vederli a semicerchio a scambiarsi assoli e frasi di chitarra. La serata volge velocemente alla conclusione con You Don’t Have to Go, una grandiosa Honest I Do e finale con Roll and Rumba, Upside Your Head e Going To New York. Un gran bel concerto suonato alla grande da una band, in aggiunta ai già citati - Ian Jemmings al basso, Dave Green al contrabbasso, Dexter Hercules alla batteria - veramente in palla e coesa, capace di ricreare suoni ed atmosfera sicuramente in linea con le proposte musicali di Jimmy Reed. Menzione particolare per un inspirato Mick Taylor e per il padrone di casa, Ron Wood, istrionico, spiritoso, quasi clownesco ... Ronnie Be Goode, tonight! Setlist: Natural Born Lover Let's Get Together Baby What You Want Ain't That Lovin' You Baby Big Boss Man (with Bobby Womack) Bright Lights (with Bobby Womack) High and Lonesome Mr. Luck Blue Carnegie I'm That Man Down Nowhere To Go (with Mick Hucknall) I Ain't Got You Shame Shame (with Paul Weller) You Don't Have To Go Honest I Do Roll and Rumba Upside Your Head Going to New York

giovedì 31 ottobre 2013

The ROLLING STONES at Sir Morgan's Cove, 1981

Sin dal 17 agosto, quando i Rolling Stones si trasferirono a Long View Farm, sala di registrazione, a North Brookfield, MA, per incominciare le prove per il loro primo tour negli Stati Uniti in tre anni, le voci di un loro possibile concerto a sorpresa si sono sparse in tutto il New England. Finalmente, il 14 settembre, sotto lo pseudonimo di Blue Monday & The Cockroaches, suonarono – e dimostrarono che la loro magia era rimasta immutata in oltre 20 anni. Lo show venne organizzato nel modo più semplice possibile. Vennero distribuiti 300 biglietti attraverso la WAAF-FM, una radio rock di Worcester, non lontano da Long View. I fortunati furono principalmente quegli ascoltatori che indossavano un badge con il logo della stazione radio o avevano uno sticker adesivo sulla loro auto. Il luogo del concerto – un rock club di Worchester, il Sir Morgan’s Cove – venne maldestramente mantenuto segreto fino a che un’altra stazione radio, la WBCN-FM di Boston, nel giro di un’ora, svelò la location. Non volendo provocare disordini, la stazione radio avvertì i propri ascoltatori di non recarsi neppure al piccolo club data la limitatissima disponibilità di ingressi. Una folla stimata intorno ai 4000 fans formò una fila fuori dal club lunga ben 3 isolati ... Le forze dell’ordine di Worcester, in totale un centianio di effettivi, mantenevano la folla lontana dalla strada e monitoravano l’accesso al club addirittura dai tetti degli edifici intorno. Venne effettuato qualche arresto per piccoli disordini e utilizzati gli idranti per disperdere la folla ma dopotutto l’atmosfera era comunque quella di una festa rionale. Sotto una pioggia intermittente qualche fan ebbe da dire con i giornalisti presenti e con qualche locale che si recava alla Sam’s Tavern per assistere ad un incontro di football in TV. Fra i commenti della folla: “Morte all’imperialismo” “Un evento mediatico! A Worchester!!!” “C’mon Mick, facci vedere le mutande” ... Intorno alle 11:30 di sera un van di 35 ft. svoltò nel vicolo fra il Sir Morgan’s Cove ed un garage : all’interno c’erano i 5 Stones, i due tastieristi, Ian Stewart e Ian McLagan, ex Faces e Marlon, il figlio dodicenne di Richards che come ebbe modo di ricordare in seguito Keith stesso “Agiva come un security coordinator, seduto vicino al posto di guida, si informava sulla scorta della polizia, sul percorso, cose così..." Verso mezzanotte gli Stones salirono sul piccolo palco e per un’ora e mezza letteralmente misero a ferro e fuoco il locale! Accanto ai sicuri cavalli di battaglia come Honky e Under My Thumb suonarono brani più recenti, Start Me Up, Shattered, When the Whip Comes Down, Hang Fire, Neighbours, e qualche chicca del passato come I Just Wanna Make Love To You, Mona, Everybody Needs Somebody to Love, Let It Bleed, All Down The Line ... Uno show incendiario, appunto. “Fu straordinario” disse Gil Markle, il proprietario di Long View Farm, presente al concerto. “E’ un posto molto piccolo, la gente era incredula di assistere e vedere una leggenda così da vicino” Gli Stones terminarono il concerto con una tumultuosa versione di Jumpin’jack Flash. All’ 1 e 40 del mattino, il loro van fece capolino sul retro, Jagger saltò la staccionata e si buttò, seguito dagli altri, sul mezzo che sparì velocemente. “E’ stato grande” disse un’entusiasta Richards qualche giorno dopo “Ancora meglio di quanto ci aspettassimo, perchè era il nostro primo gig e tecnicamente ancora un abbozzo. Faceva un sacco di caldo e circolava poca aria. Ma il pubblico è stato grande, tutti ci siamo divertiti ed è stato di grande aiuto. Sapevamo quali canzoni avrebbero funzionato dal vivo e quali necessitavano di più prove, ma non è stato un concerto difficile. E’ stato come suonare allo Station Hotel, a Richmond, nel ’63. Non si dimenticano certe cose. E’ stato tipo: lo facevamo allora, lo possiamo fare anche adesso” Nei giorni immediatamente seguenti, la band tentò di organizzare un altro gig a sorpresa. Martedì 15 settembre, il promotore Don Law richiese il permesso per suonare all’Orpheum Theatre a Boston, 2800 posti, il 16 e 17 settembre ma il progetto venne accantonato per ragioni di sicurezza. Lo stesso giorno il sindaco di Boston, Kevin White, offrì la possibilità di tenere un concerto gratis al City Hall Plaza: le radio WAAF e WBCN incoraggiarono quest’idea offrendosi per ridurre le spese per la sicurezza. Gli Stones però declinarono “Il divertimento è andato, adesso è diventato un affare politico” Quando tutti furono d’accordo, si pensò di fare suonare gli Stones il sabato 19 settembre all’ Ocean State Theatre, sala da 3200 posti, in Providence, Rhode Island. La notte del 18 una TV locale, WLNE, interruppe la trasmissione della partita dei Boston Red Sox per dare la notizia; nel giro di un’ora altre radio locali confermarono luogo e data del concerto ma gli Stones cancellarono l’invito. “Stavamo incominciando il tour secondo lo schedule stabilito, a Philadelphia il 25 settembre” riportò la portavoce del gruppo. Intervistata dall’Hollywood Reporter affermò che in previsione il tour, che si sarebbe protratto fino a metà dicembre, avrebbe portato incassi per circa 39 milioni di dollari US, ben di più di qualsiasi tour precedente “ma non significa che alla band vada in tasca tutto. I costi di produzione di un concerto dei Rolling Stones, sono esageratamente alti”. Così alti sembra che il gruppo fu felice di avere una parziale sponsorizzazione, Jovan, profumi, che potesse coprire le prime uscite “Non abbiamo mai fatto cazzate del genere prima” disse Richards “ ma ciò ci consente di utilizzare i soldi per organizzare piccoli concerti altrimenti non saremmo in grado di farlo. E’ una felice mediazione: lo sponsor ha quello che vuole, noi abbiamo risorse per concerti per i quali, diversamente, andremmo in perdita. Fra crew e attrezzature da utilizzare, una volta che sono alla porta di questi piccoli posti, agli Stones costa la pagnotta quotidiana. E non è quella la maniera migliore di portare avanti un tour”

giovedì 16 febbraio 2012

Howlin' for Hubert, NYC - Feb, 24 2012



http://www.youtube.com/watch?v=9FQT8zrsLzE&feature=player_embedded

lunedì 23 gennaio 2012

Keith's Telecaster Custom

Keith acquistò la sua prima Tele Custom da Gene Warner a San Antonio, TX il 2 giugno 1975. Secondo il rivenditore la chitarra era nel suo negozio da circa sei mesi identificandola quindi come un modello del '74, così come uscì dalla fabbrica: corpo in frassino, manico in acero, pick up single coil al ponte e Fender Wide Range Humbucker al manico, ponte a tre sellette, pomellino dello switch bianco.




Keith utilizzò questa chitarra durante i tours del '75, '76 e '78. Venne rimpiazzata (dopo che venne rubata o bruciò nell'incendio di casa Richards) con un modello della fine del 75 / inizio del '76 che presentava qualche minima differenza: ponte a sei sellette e pomellino dello switch nero. La utilizzò per il tour dei New Barbarians.
Durante le prove per il tour del '81 quindi con ogni probabilità a Longview Farm la chitarra venne modificata: il ponte Fender venne sostituito con uno Schaller a sei sellette così come le meccaniche, Schaller anch'esse; venne inoltre cambiato il jack cup con uno di tipo Les Paul. Il pomellino dello switch ritornò ad essere bianco in quanto venne utilizzato quello in dotazione ai Les Paul

venerdì 23 settembre 2011

The STONE ROLLERS Live



trooooooooooppobbbbbbbbbbbraaaavi!!!

venerdì 15 luglio 2011

Deus Ex Machina





Inziano a essere un pò ripetitivi ma le motine degli Oz surfers a me continuano a piacere ...

Steve McQueen LIFE archive





martedì 19 aprile 2011

Boogie for Stu

Londra, 9 marzo. Ambassador Theatre , Boogie for Stu
Ben Waters, pianista di boogie woogie, presenta in anteprima il suo disco tributo al mai dimenticato, Ian Stewart, il sesto Stone.
La locandina annuncia “very special guests” per la trepidazione dei fans della Greatest Rock’n Roll Band In The World e non solo, poche centinaia di fortunati.
Due gli show previsti: un matinee, alle 7 pm ed uno alle 09:30, sold out.
Dopo una brevissima presentazione si parte con tre numeri di boogie woogie, genere caro a Stu, suonati da Ben Waters e da Axel Zwingenberger, ai quali si aggiunge sullo stage il primo ospite, Jools Holland che si siede alternativamente ai pianoforti dell’uno o dell’altro. La prima grande emozione arriva quando sul palco viene chiamato Charlie Watts: polo bianca e jeans neri, si siede alla batteria, spazzole in mano e largo sorriso. E’ in gran forma e swinga da par suo, divertito come poche volte l’ho visto e visibilmente soddisfatto. Down The Road Apiece è cantata da Holland e quando la band attacca Rocket 88, da molti ritenuto il primo vero rock’n roll della storia, sale sul palco Hamish Maxwell, gran voce per una versione sanguigna e sentita. E’ quindi il momento di Mick Hucknall per il soul di Ray Charles: il rosso canta meravigliosamente, feeling, grandissimo pathos e voce graffiante. Rimane sul palco per un altro numero quindi boato per l’ingresso di Bill Wyman a riformare l’altra metà del cielo stonesiana, in aggiunta al contrabbassista Dave Green. Il rock’n roll inizia a farla da padrone. “Now it’s time for some guitar” per introdurre sul palco Mick Taylor e la star più attesa, Ronnieeeeeeeee Wooooooood! Scattiamo sotto il palco, Ronnie è ad una stretta di mano, la fida Strato in spalla, in forma smagliante, sempre sorridente, contento, gigione: Rockin’” Ronnie steals the show, tonight! Numerosi gli sguardi d’intesa con l’ispirato Mick T che suona la cara Les Paul, con sapienti e numerosi interventi slide. Worried Life Blues, cantata grintosamente da Wood, rilassa, si fa per dire, l’atmosfera. Ragazzi, 4 Stones 4 sul palco e noi siamo lì, emozionati e divertiti come loro. Tocca a Shakin’Stevens per Shake Rattle and Roll e quindi di nuovo Mick Hucknall per una splendida Can I Get A Witness, Soul e R&B sono il suo vero pane quotidiano e ne offre una resa al tempo stesso fedele e personale. Lo show è al climax, l’entusiasmo alle stelle. Let It Rock è mostruosa, suonata con vero scambio di ruoli dei chitarristi. Taylor e Wood salutano, veramente divertiti e con gli ultimi due numeri si ritorna all’iniziale boogie woogie con i pianisti a scambiarsi posto e compiti. Un grande show, divertente, suonato bene, con la giusta magia fra i musicisti e audience. Per noi fans degli Stones un’occasione unica di rivederne 4 sul palco assieme. Averli a meno di un metro ci ha fatto sentire quasi parte della band, occhiate e sorrisi di approvazione.
Il secondo show cambia di poco la setlist ma si rivelerà inferiore se paragonato con la meravigliosa atmosfera del primo. Innanzitutto i musicisti sono tornati sul palco diciamo, high, very high! Mick Taylor è più confuso e casinista, Ron Wood più distratto, lo stesso Jools Holland disordinato. I suoni sono più sporchi, i volumi esagerati, non si sentono i due pianoforti sovrastati dalla batteria di Watts, che abbandona tocchi leggeri per pestare pesante. Addirittura va fuori tempo su You Never Can Tell, cantata sempre da Wyman ma senza tiro, stancamente. A differenza del primo show si cimentano in Little Queenie e High Heel Sneakers. Sempre grande Hucknall, elegante interprete. Inchino collettivo, saluti.
Usciamo, stanchi ma felici, increduli. Dal backstage escono gli artisti: applausi e abbracci, the show is over.

Ps fuori dal teatro ho trovato in terra un bigliettino, diceva : “Mick & Keef didn’t show up? That’s their own shit!”

martedì 23 novembre 2010

Rolling Stones - El Mocambo March 5th, 1977






Something happened to me yesterday.
Qualcosa della quale non posso parlare apertamente. Sembra quasi un sogno pazzo. Credo di aver visto i Rolling Stones suonare alla grande in un piccolo club di fronte a 300 persone, ma non ne sono così sicuro. Non cambiate idea, spesso ci sono incongruenze nella realtà. Nessuno ci avrebbe scommesso un penny, mai. Ma c’è un metodo nella loro pazzia. Ecco perché la chiamano la più grande Rock’n Roll Band del mondo! L’idea era piuttosto semplice. Gli Stones volevano pubblicare un album live e avevano già pronte numerose canzoni registrate durante il tour americano del ’75 e della parte europea del ’76. Ma volevano qualcosa in più, di particolare.
Keith Richards ha più volte fatto notare “Tutti gli album live sono uguali” “Contengono differenti versioni di quanto registrato in studio e già su album. Abbiamo voluto aggiungere qualcosa di particolare: nuove canzoni accanto a vecchie canzoni. In questo modo i fans possono godersi qualcosa di speciale”. Quindi decisero di prenotare un paio di serate in un piccolo club di Toronto. Solo i Rolling Stones sarebbero stati in grado di passare dai 200 mila di Knewborth (Agosto ’76) ai 300 di El Mocambo (Marzo ’77) con disarmante facilità: questa è versatilità, questa è longevità, questo è ciò che chiamano Rock’n Roll!
I concerti vennero tenuti nel mistero per evitare panico e casini. La stazione radiofonica CHUM di Toronto lo definì un party. Aggiungendo mistero a mistero bandì un concorso per avere i biglietti del party chiedendo agli ascoltatori di scrivere in 25 parole WHY I WANT TO PARTY WITH THE STONES. Nonostante questo certezze che i concerti si sarebbero tenuti non ce n’erano.
I ragazzi del Jean Machine locale erano parecchio eccitati e disperatamente in cerca dei tickets di ingresso. Un poster a colori degli Stones venne affisso dietro il registratore di cassa anche se uno degli addetti alla vendita disse che “Mick Jagger non si sarebbe neanche presentato” “Giusto qualche roadies ma niente più …”. In un negozio di un hotel un impiegato inviò la sua richiesta di ammissione, sebbene non avesse mai visto un concerto degli Stones, scrivendo “If I can’t party with the Stones then my Cherry Oh Baby will make me a Fool to Cry ‘cos I can’t give her any Hot Stuff”. Altre richieste fecero ridere Keith Richards e Ron Wood: di seguito alcune premiate poi con un ticket d’ingresso. Il Jimmy Page Award for Rock’n Roll Knowledge andò a tale Nick Mozzetti che scrisse: “Mi piacerebbe andare ad un party con i Rolling Stones perchè ho sempre amato la loro musica, specialmente Stairway To Heaven”. Mary Jane Stockton vinse il British Rail Award avendo scritto: “I credo veramente che Mick Jagger sia Dio e – lascio in inglese – this would certainly beat fondling his pictures in the privacy of my apartment in the incinerator closet” . Da menzionare per l’intelligenza cosmica quanto scritto da Julie Quait “Il desiderio di esserci a questo party è superato solo dal fatto di quanto desideri essere famosa, multi miliardaria e regina del sistema solare. Se offrire il mio corpo può essere di aiuto lo farei eccetto per quelle parti che ho già offerto ad altri”.
Il Memo From Turner Award andò a M.J. Polack per aver scritto “Io sono il vero Mick Jagger e vorrei incontrare il figlio di puttana che sostiene di essere me”. Il Nigel Dempster Pen and Paper Award andò a Arlene Zock che scrisse: “Ho 23 anni e mi piacerebbe assistere ad un concerto dei Rolling Stones per vedere se Mick Jaguar è effettivamente tutto ciò che si crede di essere”.
Ma la lettera più particolare arrivò da un fan che scrisse a radio CHUM nel lontano ottobre del ’64 quando la radio stessa si rifiutò di trasmettere gli Stones in quanto in disaccordo con il loro modo di essere. Nel ’64 la radio ammise di non apprezzare gli Stones che sostenevano di non essersi mai lavati. Sebbene fossero passati 13 anni gli Stones dovevano ancora affrontare i soliti, vecchi pregiudizi. Per vivere ai confini della legge, devi essere onesto. Gli Stones mostrarono “some sympathy and some taste” ovunque andassero ma non sempre ciò fu sufficiente. Gli ispettori doganali fermarono Anita Pallemberg al suo arrivo a Toronto con Keith Richards perché le trovarono dell’hashish nella borsetta e una pastiglia blu che venne sottoposta a esami di laboratorio; non contenti i Royal Police Mounted visitarono la camera d’albergo di Keith alcuni giorni dopo e ne seguì un arresto per possesso e traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Manco a dirlo i media si scatenarono in bassezze e notizie false e le TV locali si lasciarono scappare in quale hotel la band alloggiasse in città. La lobby dell’hotel si popolò velocemente di groupies, fans e semplici curiosi.

Un DJ di una radio italiana chiese il permesso di utilizzare Sister Morphine da Sticky Fingers come colonna sonora di un cortometraggio da lui prodotto.
The beat goes on. Giusto il tempo che le notizie arrivassero in Gran Bretagna ed erano piene di inesattezze e storture. Quanto venne veramente imputato a Keith rimase un mistero anche se voci sostenevano che si trattasse di un divieto di suonare negli Stati Uniti così come di prigione a vita. Alla domanda su quando si sarebbe tenuto il prossimo tour, Brian Southall della EMI, la compagnia discografica che aveva appena “acquistato” gli Stones, rispose senza esitazione “prima dovranno trovare un nuovo chitarrista”. Ditelo a Keith Richards …

“said the joint was rockin’
goin’ round and round
yeah reelin’ and rockin’
what a crazy sound
and they really stop rockin’
till the moon went down”


Provarono in un piccolo garage nei pressi di una stazione di servizio aperta 24 ore. Il cibo venne preparato da un piccolo caffè lungo la strada, hamburgers senza sapore e sandwiches al formaggio e prosciutto. Vere schifezze.
Anche durante le prove l’atmosfera era eccitante in quanto gli Stones si cimentarono in canzoni mai eseguite prima dal vivo, Dance Little Sister, Memory Motel, Crazy Mama o non suonate più da tanto tempo, Route 66, Around and Around, Little Red Rooster, Everybody Needs Somebody to Love, e canzoni che non avevano ancora registrato, Crackin’Up, Worried ‘Bout You.
Nel corso della settimana gli impiegati arrivavano per la loro giornata di lavoro con curiosi rumori provenienti dallo Studio One. “Cosa sta succedendo lì dentro?” chiese un signore, scioccato dal fatto di vedere gente che lavorava anche di notte. Gli venne risposto che c’era una band, i Cockroaches, che stava provando “Ah, i Cockroaches …” rispose come se ne avesse tutta la discografia. L’ultima prova terminò alle 08:00 di venerdì mattina, lasciando ai tre roadies più l’incommensurabile Ian Stewart, solo 6 ore per smontare e trasportare l’attrezzatura a El Mocambo. Chuck (scritto Chooch nell’articolo) McGee, mainman di Ron Wood, prese la scusa della lontananza da casa, l’Inghilterra, e salutò il gruppo….

La sera il piccolo club era davvero stipato di euforici ascoltatori di CHUM che ancora pensavano di andare ad un party ed invece si sarebbero trovati ad un’autentica celebrazione di Rock’n Roll. Tutto si svolse tranquillamente grazie anche al ferreo servizio d’ordine. El Mocambo è piccolo e stretto, un po’ come il Dingwalls, con il palco al centro. Il piccolo palco è alto come Ollie Brown costringendo così il percussionista a suonare scomodamente piegato; un vero e proprio backstage non esiste e il bar sottoscala servì come spogliatoio e tuning room.
La data in un club è un normale progredire nella gloriosa evoluzione degli Stones: dopo aver conquistato le arene con il palco apribile a petali, luci strobo e triple delay sound system, un passo indietro sembrava una logica conseguenza.
L’atmosfera fu incredibile sin dall’inizio. Jagger indossava un giubbotto di jeans sopra un t-shirt con pin della band e comodi pantaloni, niente a che vedere con i vari pigiama bisex alla YSL; Charlie Watts jeans sdruciti e maglietta; Bill Wyman una felpa del tour europeo, Ron Wood una t-shirt de El Mocambo e Keith Richards un berretto rosso e … una bottiglia di Jack Daniels.
Stampati sui pass “Cockroaches” e “Tentative” anche se questa club date è reale!
All’attacco di Route 66 il pubblico è già in piedi su tavolini e sedie, le ragazze in prima fila come ai tempi del Crawdaddy. Puro delirio, fra bottiglie di birra rovesciate, urla e pianti di gioia e il pavimento che trema all’unisono con la ritmica di Keith Richards …



Il pubblico urlava di tutto alla band cose come “Paint It Black You devil”, a più provocanti “Mick, Mick Mick”, a più rassicuranti “ Keef don’t worry about the bust …” o rivolti ancora a Mick “Take Your clothes off!” Un vero party.
Una canzone nuova, Crackin’ Up, un riff reggae contagioso, con Wood e Richards sugli scudi e Jagger che pigramente canta “What’s wrong with You, You’re crackin’up”. Un’altra canzone delle sessions di Balck & Blue, mai registrata, Worried ‘Bout You, si sviluppa al piano di Jagger fino a raggiungere momenti maestosi. “Did You come by the bus?” chiede Jagger alla sempre più calda audience. Dance Little Sister esplode in tutta la sua potenza, fantastico numero da palco, con Richards in uno dei “suoi” momenti. Diventerà un classico dal vivo …





Il senso di realtà è ormai completamente svanito nel club. La fantasia è troppo bella per essere vera. La band continua con versioni veramente rough, impressionanti e continue scambi di battute con il pubblico come la presentazione della band con Mick al microfono “Charlie is real a jazz drummer. He’s doing it just for the money. Bill like to take pictures of lady’s legs. Ronnie Wood is gay. Keith of course is completely straight.” E Keith irrompe “And ol’ bum’s rush Jagger here” Quindi attaccano Melody e Crazy Mama con Jagger alla chitarra elettrica come sull’album, una versione sloppy di Luxury, una squisita Little Red Rooster e l’esplosiva Around and Around fra le altre ben più conosciute. Potevi tranquillamente dire che the joint was rockin’.

“Yeah twelve o’clock
The place was packed
Front doors were locked
Yeah the place was packed
When the police knocked
Those doors flew back
But They kept on rockin’
Goin’’ round and round”

L’uscita dal club appena aperte le porte fu se possible ancor più caotica. Centinaia di fans, fuori dal club, cantavano “We want to see the Stones” mentre la band saliva nel retro di una station wagon.



Lo show del venerdì fu strepitoso ma per quello del sabato beh mancano le parole!
Basta dire che è stato il più bel concerto al quale abbia assistito, sensazione condivisa con ognuno presente a El Mocambo quella sera. Anche la band sorrideva quella sera. Dopo tutto, era un party …
Sin da Honky Tonk Women gli Stones attaccarono lo show come se fossero pronti a uccidere! Parecchi fans rimasero colpiti dalla potenza dei riff di Keith Richards: stasera lo Human Riff stava girando a quattro cilindri e guidando la band a pieni giri con Ron Wood, al suo fianco, in quarta marcia. Il riposo aveva ricaricato le batterie, Richards e Wood si scambiavano ritmici codici morse di potenza brutale che entravano dritto nel cervello. Il pubblico stasera è seduto fino a quando Jagger non lo invita ad alzarsi e ballare. All Down The Line testimonia quanto Wood sia cresciuto dal debutto del ’75, riempiendo magistralmente gli spazi creati dalla ritmica di Richards. Il livello di energia è altissimo, Richards si piega sulle ginocchia, sigaretta fra le labbra, occhi socchiusi e capelli stile appena-sceso-dal-letto. Jagger indossa una tuta bianca sportiva e comanda il palco con autorità carica di adrenalina. La setlist attaccata agli ampli viene brutalizzata questa sera. La sporcizia sonora di ieri sera è sparita ma la chiarezza di stasera ha comunque un retrogusto raunchy. Durante Hand Of Fate Wood riproduce esattamente i soli di Harvey Mandel e Jagger continua a stuzzicare la stampa invitata “Vi state godendo i vostri drinks? Lo stiamo facendo principalmente per voi, stasera” aggiunge con sarcasmo. Attaccano Hot Stuff e poi Crazy Mama con tre chitarre in fiamme. Jagger suona molto simile a Richards, tutto molto improntato sul ritmo. Jagger e Richards sembrano due ragazzini a scuola che sognano di suonare in una Rock’n Roll band. I’m a Man vede Richards affiancarsi a Wood nell’atmosfera fumosa a scambiarsi rasoiate elettriche mentre Jagger gigioneggia con Preston che risponde alla sua maniera. Va sempre meglio, goin’ round and ‘round. Quando aggrediscono Around and Around il club impazzisce, tutti in piedi scatenati. Letteralmente devi ballare e durante Starfucker Richards manda Chuck Berry nell’oblio.



Adesso i fans stavano facendo veramente tremare il palco. “Se avessimo suonato ancora un paio di sere sarebbe andata ancora meglio” disse Richards mentre Jagger non si sbilanciò oltre un “E’ stato molto divertente”. Energia trasuda energia e il solo El Mocambo questa sera potrebbe infiammare tutta Toronto downtown. It’s Only Rock’n Roll, suonata a la Faces, prepara il pubblico al pirotecnico finale: Rip This Joint è più veloce del suono stesso e godersi Brown Sugar in un piccolo club è esperienza da intenditori. Lo show termina trionfale con Jumpin’Jack Flash e Jagger che rovescia secchiate d’acqua su se stesso e sul pubblico, allagando praticamente il piccolo locale e tutti ne godono come pazzi. Eccitazione che prosegue ben oltre l’uscita della band, goin’ round and round till the moon went down. E che luna piena stanotte. Il giorno dopo il concerto è già storia così come El Mocambo entra negli annali. Potresti ancora avvertitrne l’eccitazione. Fortunatamente qualcuno l’ha registrato.

Setlist delle due serate

4th March: Toronto, Canada, El Mocambo Tavern, incl.
Route 66/Honky Tonk Women/Hand Of Fate/Fool To Cry/Crazy Mama/Crackin’ Up/Around And Around/Melody/Star Star/Worried About You/ Let’s Spend The Night Together/Band introduction/Little Red Rooster/Luxury/ Brown Sugar/Jumping Jack Flash
Note: Soundboard recording was made by Eddie Kramer. Some songs are unverified.

5th March: Toronto, Canada, El Mocambo Tavern
Honky Tonk Women/All Down The Line/Hand Of Fate/Route 66/Fool To Cry/Crazy Mama/Mannish Boy/Crackin’ Up/Dance Little Sister/Around And Around/Tumbling Dice/Happy/Hot Stuff/Star Star/Worried About You/Let’s Spend The Night Together/Worried Life Blues/It’s Only Rock’n Roll/Rip This Joint/Band introduction/Little Red Rooster/Luxury/Brown Sugar/Jumping Jack Flash
Note: Soundboard recording was made by Eddie Kramer. Some songs are unverified.

venerdì 21 maggio 2010

Ourgreatescape







www.ourgreatescapeblog.com/blog.html

Gran bel giretto ...

The Outrider

martedì 18 maggio 2010

venerdì 14 maggio 2010

mercoledì 12 maggio 2010

W650 Street Tracker




da 8negro ...

lunedì 10 maggio 2010

W650 Scrambler Twins




Opera dell'amico Dario ... bellissime!

Il mio meccanico ...

giovedì 6 maggio 2010

venerdì 19 febbraio 2010

Kawasaki W2 TT


da Motociclismo d'Epoca una splendidamente restaurata, dall'amico Dario, W2 TT